📺 Ho concluso la visione delle stagioni 2 e 3 de La legge di Lidia Poët, dopo aver visto la prima qualche tempo fa.

La prima stagione mi era piaciuta moltissimo, soprattutto perché mi ha fatto riscoprire la figura di Lidia Poët, la prima donna ammessa all’Ordine degli Avvocati in Italia. Nel 1883 riuscì a iscriversi all’albo, ma il 9 novembre dello stesso anno la sua iscrizione venne annullata solo perché donna. Nonostante questo, continuò a lavorare per circa trentacinque anni nello studio del fratello Enrico, seguendo numerosi processi e senza mai rinunciare alla sua passione per la giustizia.

La seconda stagione mi è piaciuta davvero tanto. In particolare ho apprezzato il terzo episodio, in cui compare un celebre professore: è una puntata che, per alcuni aspetti legati all’indagine, si avvicina molto ai miei studi e mi ha colpito la brillantezza con cui Lidia arriva alle sue conclusioni.

Ho adorato anche la nascita del sentimento tra Lidia e il procuratore Andrea Caracciolo. L’ho trovato un personaggio affascinante, intelligente e ricco di sfumature. Come sempre, uno degli aspetti che ho amato di più è il rapporto tra Lidia e suo fratello Enrico: un legame autentico e profondo, che rappresenta il cuore della serie. Bellissimi anche i personaggi secondari, in particolare Teresa, la moglie di Enrico, che dona equilibrio e calore alla famiglia.

Mi è dispiaciuta la partenza di Jacopo Barberis per Roma dopo il rifiuto della proposta di matrimonio, anche se immaginavo che il suo personaggio sarebbe prima o poi tornato.

La terza stagione, invece, mi ha lasciata un po’ più perplessa. Il processo che coinvolge l’amica Grazia Fontana non mi ha convinta del tutto: ho trovato il personaggio troppo ambiguo e non sono mai riuscita a fidarmi davvero di lei. Anche il cambiamento improvviso nel rapporto tra Lidia e Andrea, dovuto proprio a quel processo, mi è sembrato un po’ forzato.

Anche in questa stagione alcuni casi investigativi mi sono piaciuti molto, altri decisamente meno. Ho continuato però ad amare il rapporto tra Enrico e Teresa e ho apprezzato il lato più enigmatico del procuratore Andrea, che rimane uno dei personaggi meglio costruiti della serie.

Una curiosità che ho scoperto dopo aver terminato la visione è che nella realtà non esistono prove storiche delle relazioni sentimentali raccontate nella serie. Gli amori di Lidia sono una scelta narrativa degli sceneggiatori e servono a rendere il personaggio televisivo più sfaccettato.

Tra gli aspetti che ho apprezzato meno ci sono le numerose parolacce pronunciate da Lidia, di cui avrei fatto volentieri a meno, e alcune sfumature del personaggio che ho trovato un po’ troppo moderne rispetto al contesto storico.

Al contrario, ho trovato straordinari i costumi, curati nei minimi dettagli. Ho amato gli abiti, ma soprattutto i piccoli accessori di Lidia, come gli splendidi orecchini e le spille a forma di insetto, che contribuiscono a definire la sua personalità con grande eleganza.

Nel complesso, resta una serie che consiglio. Pur avendo preferito nettamente la seconda stagione alla terza, ho apprezzato molto il modo in cui ha riportato all’attenzione una figura realmente esistita.

Al di là di qualche scelta narrativa che mi ha convinta meno, ho amato la figura di Lidia Poët: una donna straordinaria che, in un’epoca dominata dagli uomini, non ha mai smesso di lottare per il diritto di esercitare la professione e ha aperto la strada a tutte le donne che sarebbero venute dopo di lei.

Avatar Jane Rose Caruso

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