Il 13 agosto è arrivato Un’estate ad Amalfi con delitto, il mio nuovo romanzo.
Questa volta, però, per me c’è qualcosa di diverso.
Non soltanto perché la storia ci porta lontano dalle Cotswolds di Miss Garnette Catharine Book, ma perché con questo romanzo entro per la prima volta in modo deciso in un’ambientazione italiana e affido il ruolo di protagonista a un uomo.
Il suo nome è Tonino LaBotte e credo che, dopo averlo conosciuto, sarà difficile dimenticarlo.

🌊 Benvenuti ad Amalfi, estate 1964
Per questo romanzo avevo bisogno di un posto capace di respirare insieme ai personaggi e così sono arrivata ad Amalfi, nell’estate del 1964.
Il mare, le barche dei pescatori, i vicoli, le terrazze, i limoni, il profumo della cucina, i turisti stranieri, il sole che si riflette sull’acqua e quella particolare atmosfera degli anni Sessanta diventano parte integrante della storia.
Amalfi è bellissima.
Ma, come spesso accade nei miei romanzi, dietro la bellezza si nascondono enigmi e quando un turista americano viene ritrovato morto in una caletta, quello che sembra inizialmente un tragico incidente comincia a sollevare qualche domanda.
Perché a volte un caso che sembra semplice non lo è affatto e soprattutto perché, in un luogo dove tutti sembrano conoscersi, sono proprio le cose che non vengono dette a diventare interessanti.

Tonino LaBotte è una novità per me.
Dopo aver trascorso molto tempo nel mondo delle protagoniste femminili, con questo romanzo ho voluto mettere al centro della storia un uomo.
Tonino è un maresciallo dei Carabinieri in pensione. Ha lasciato il servizio, ma evidentemente non ha lasciato del tutto il suo istinto investigativo.
Ama i cruciverba, conosce bene la sua terra e osserva le persone con attenzione, quella che appartiene a chi ha passato una vita a cercare di capire cosa si nasconda dietro le apparenze.
Non è un eroe perfetto, ha le sue abitudini, i suoi difetti, le sue piccole manie e anche una certa ironia. È un uomo normale. Non volevo creare un investigatore infallibile, sempre un passo avanti a tutti.
Volevo un personaggio che avesse umanità.
Uno di quegli uomini che possono sedersi davanti a un cruciverba, discutere con la moglie, parlare con un amico al porto e, nello stesso momento, continuare a chiedersi se quello che è successo davanti ai suoi occhi abbia davvero una spiegazione così semplice.
La nascita di Tonino rappresenta per me anche una piccola svolta.
Nei miei romanzi ho spesso raccontato il mondo attraverso protagoniste femminili.
Miss Garnette Catharine Book è forse l’esempio più evidente: una donna particolare, curiosa, capace di osservare le persone e di comprendere i loro segreti attraverso una sensibilità tutta sua.
Tonino è diverso. Il suo modo di guardare il mondo è più concreto. Ha alle spalle anni di esperienza. Conosce il valore degli indizi, delle domande e delle contraddizioni.
Ma anche lui, proprio come Miss Book, ha imparato che dietro un mistero non c’è mai soltanto un fatto da spiegare. Ci sono sempre delle persone e sono proprio le persone a rendere un’indagine interessante.

🧠 Quando la scrittura incontra la Criminologia
C’è poi un altro aspetto che accompagna sempre più da vicino il mio percorso di scrittrice.
Lo studio della Criminologia.
Il mio interesse per il crimine, per le dinamiche investigative e per il comportamento umano è diventato negli anni sempre più profondo e, mentre lavoravo a questo romanzo, mi sono ritrovata a guardare i personaggi anche attraverso una prospettiva diversa.
Scrivere un giallo significa naturalmente costruire un mistero. Ma significa anche chiedersi:
Perché una persona dovrebbe arrivare a compiere un determinato gesto?
Quali sono le motivazioni?
Che cosa può nascondersi dietro un comportamento?
Quanto raccontano le azioni di una persona rispetto alle sue parole?
E soprattutto: quanto è difficile distinguere ciò che vediamo da ciò che è realmente accaduto?
Queste domande appartengono alla criminologia, ma appartengono anche alla narrativa.
Perché un buon mistero non dovrebbe limitarsi a chiedere:
Chi è il colpevole?
Dovrebbe chiedere anche:
Perché lo ha fatto?
Ed è proprio questa seconda domanda che mi affascina particolarmente.
🧩 Indizi, contraddizioni e comportamento umano
Quando si scrive un giallo, ogni elemento deve avere un significato. Anche qualcosa che sembra insignificante può diventare importante. Ed è qui che il lavoro dello scrittore diventa particolarmente interessante.
Non basta inventare un delitto.
Bisogna costruire una storia nella quale il lettore possa osservare gli stessi elementi dell’investigatore e, allo stesso tempo, arrivare alle proprie conclusioni.
Tonino LaBotte dovrà quindi osservare, fare domande, ascoltare e mettere insieme i pezzi ma soprattutto imparare a non fidarsi sempre della prima spiegazione.
Perché un’indagine, proprio come la vita, raramente è completamente bianca o completamente nera.
🍋 Un’Italia che diventa personaggio
Una delle cose che desideravo maggiormente raccontare era proprio l’Italia.
Dopo tante storie ambientate in luoghi immaginari o lontani, avevo voglia di tornare a un paesaggio che sentissi vicino.
Amalfi mi ha permesso di farlo attraverso tutti i sensi, il colore del mare, il profumo dei limoni e quella luce particolare che appartiene alla Costiera.
Ma siamo nel 1964.
E questo significa che anche l’Italia che raccontiamo è diversa da quella che conosciamo oggi.
È un’Italia nella quale il turismo sta cambiando molte cose, nella quale le distanze sono ancora diverse e nella quale una comunità può essere molto più chiusa e allo stesso tempo molto più vicina.
👥 I personaggi che popolano il romanzo
Attorno a Tonino prende vita una piccola comunità di personaggi, ognuno con il proprio ruolo, la propria storia e, naturalmente, qualcosa da nascondere.
C’è Tittina, sua moglie, che conosce Tonino molto bene e sa quando il suo “semplice interesse” per una questione sta diventando qualcosa di molto più serio.
C’è Luigi Esposito, amico di Tonino e presenza importante nel corso dell’indagine.
E poi ci sono le persone che ruotano intorno alla vicenda: abitanti del paese, pescatori, turisti e personaggi che, in un modo o nell’altro, finiscono per entrare nel mistero.
Non voglio raccontarvi troppo.
Perché una parte del divertimento di un giallo è proprio scoprire da soli di chi fidarsi.
Con Un’estate ad Amalfi con delitto inauguro anche un nuovo percorso.
Dopo il mondo di Miss Garnette Catharine Book, con le sue atmosfere Cozy, Beltory e le sue storie che possono spaziare dal Cozy Mystery al Cozy Life, entro in un universo diverso.
Un universo italiano ma non per questo meno misterioso e forse è proprio questa la cosa che mi incuriosisce di più.
Scoprire che posso cambiare luogo, epoca e protagonista senza perdere ciò che amo davvero della scrittura: raccontare le persone attraverso la loro anima.
Se amate i gialli ambientati in Italia, le atmosfere degli anni Sessanta e i protagonisti che non hanno bisogno di essere perfetti per diventare memorabili, vi invito a conoscere Tonino LaBotte.
Il suo primo caso lo aspetta ad Amalfi e qualcosa mi dice che non sarà l’ultimo.
📚 Un’estate ad Amalfi con delitto
Una piccola nota
Scrivere questo romanzo è stato anche un modo per unire due parti importanti del mio percorso: la scrittura e lo studio del crimine.
Sto approfondendo la Criminologia e tutto ciò che ruota intorno all’indagine, al comportamento umano e alla comprensione del fenomeno criminale.
La narrativa, naturalmente, non è un manuale di criminologia ma lo studio può offrire allo scrittore nuove domande e io credo che, quando si scrive un giallo, le domande siano importanti almeno quanto le risposte.
Forse è proprio da una domanda che nasce ogni buon mistero e Tonino LaBotte, questa volta, ha iniziato proprio da lì. Buona Lettura.

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