Miss Book, la festa delle uova e un malessere improvviso

La Festa delle uova si festeggiava a Beltory nel mese di Aprile. E quel giorno tutti erano intenti a preparare uova colorate e nastrini per la cena sulla collina.

Quella mattina un pallido sole iniziava a scaldare la terra che si stava preparando a sbocciare. I mesi erano passati e molti giorni erano trascorsi inesorabili. La vita scorreva lenta fra uno sferruzzo e una ricetta. Fra un dovere e un misfatto.

A Casa Book la festa delle uova era diversa, Miss Garnette Catharine Book era intenta a preparare decine di uova, non uova normali ma colorate con le mille sfumature della natura.

Da dove arrivassero le uova, era un mistero. Si narrava che ogni anno uno strano e misterioso uccello lasciasse nel giardino d’inverno di Miss Book le sue uova. Quasi nessuno l’aveva mai visto, i pochi fortunati che l’avevano scorto volare in cielo, raccontavano che avesse una lunga cresta e una coda dai mille colori. Un dono che faceva alla donna, che anni orsono, l’aveva salvato da morte certa. Ferito arrivò da lei, che lo curò con amore e devozione.

Quella mattina le finestre erano aperte e un lieve venticello filtrava facendo gonfiare leggermente le tende di pizzo. I due grossi gattoni sonnecchiavano sul davanzale mentre Tobia il cagnolone era acciambellato sulla soglia della porta sul retro. Miss Book insieme alla sua cuoca Maggie O’Connor stava preparando le uova che sarebbero state di doppio utilizzo per la festa. Ogni singolo uovo al suo interno aveva un fiore che sarebbe servito a ognuno degli abitanti di Beltory per curare i piccoli malanni che li affliggevano, una preoccupazione o un tormento. C’erano fiori di camomilla, di verbena e di biancospino. Per l’ansia, i problemi di cuore e i malanni di stagione.

Il giorno della Festa delle Uova tutti si riunivano sulla collina a nord di Beltory, sotto i ciliegi in fiore e ognuno si scambiava dei fiori, si preparavano grandi quantità di dolci. Era tutto un inno alla bellezza della terra e dei suoi colori. Ogni cosa esprimeva armonia.

La campanella all’ingresso tintinnò velocemente emettendo un suono acceso. «Miss Book …siete in casa?» si udì una voce concitata.

Miss Book rimase in attesa. Elizabeth la cameriera scese le scale velocemente e aprì la porta. Davanti i suoi occhi si presentò un uomo in livrea «Buongiorno, sono il maggiordomo di casa Price, c’è Miss Book. Abbiamo bisogno di lei!» la voce era agitata

Elizabeth annuì e lo fece entrare «Attendete qui, vado a chiamarla» la cameriera era una donna di bassa statura, giovane, sbadata e dall’aspetto imperfetto. Arrivò in cucina, in fretta, urtando un vaso lì accanto e facendolo ondeggiare pericolosamente. Lo fermò subito evitando che cadesse, poi si rivolse a Miss Book «Signora, c’è un uomo che vi cerca...» «…credo sia urgente» aggiunse incerta

Catharine si alzò e annuì «Grazie Elizabeth, aiutate Maggie nella composizione» disse mentre si dirigeva alla porta.

L’uomo era rimasto all’ingresso, aveva una spalla leggermente più bassa dell’altra e un volto vissuto.

«Buongiorno, cosa è successo?»

Il maggiordomo chinò il capo «Buongiorno Signora. il Dottore non sta bene e chiede di voi» concluse con occhi severi

Miss Book annuì e indossò la mantellina e il cappello, avvisò Maggie e Elizabeth che si sarebbe allontanata e si avviò all’esterno.

Il maggiordomo era venuto con un calesse a due posti. Salirono e l’uomo diede due colpi di redini «Come mai il Dottore non si sente bene

L’uomo guardava dinanzi a sè «Dopo cena è andato quasi subito a dormire, dopo il suo solito sigaro e whisky. Aveva finito i bastoncini alla liquirizia, quindi aveva optato per dei bastoncini che gli erano stati regalati, provenienti dall’India. Tutto sembrava andare per il meglio, invece verso l’alba ho sentito tintinnare la campanella ed era lui che mi chiamava. Ha preso qualcosa ma non pare aver sortito effetto. Adesso è molto debilitato e non riesce ad alzarsi.»

Arrivarono poco dopo a casa del Dottore e l’uomo aiutò Miss Book a scendere. Si diressero subito dentro casa e al piano di sopra, dove il Dottore versava in condizioni gravose, con occhi chiusi. Un’aria opprimente impestava la stanza. Muffa. Dei biscotti stantii erano in un piatto.

Miss Book si avvicinò al suo amico «Archie?» allungò la mano adagiandola sulla fronte. Scottava.

L’uomo aprì gli occhi stanchi «Cathari..ne» disse debolmente. Miss Book sospirò e scosse il capo.

Il maggiordomo attendeva istruzioni al lato opposto della stanza.

«Siete incorreggibile, lo sapete?» sussurrò mentre sorrideva volgendosi verso il maggiordomo. «Preparatemi degli impacchi e una tisana molto forte allo zenzero. Grazie»

L’uomo solerte preparò tutto in pochissimo tempo e lo consegnò a Miss Book che disse «Per favore aprite le finestre e fate arieggiare la stanza.» Indicò il piatto «Buttate tutto ciò che trovate» concluse

Aggiunse agli impacchi un pizzico di lavanda, sale e malva, prendendoli dalla sua cipolla orologio e li mescolò.

La stanza venne arieggiata e tutto ciò che non andava venne rimosso, il maggiordomo eliminò le piccole muffe createsi e Miss Book aggiunse un sentimento fondamentale, la forza insieme all’energia persa. Fece gli impacchi e gli fece bere la tisana. L’uomo lentamente riprese le forze, la febbre si abbassò in qualche ora e riuscì finalmente a mettersi seduto.

Seppur a fatica parlò «Catharine, mi dispiace…ma sono stati giorni convulsi. In ospedale c’è una strana malattia che incombe e ho dovuto lavorare parecchio. Non avevo tempo…capite?»

Miss Book lo guardò corrucciando la fronte. Era una donna con vaporosi capelli ricci, ribelli. Due occhi grandi come il cielo e rughe espressive che le coprivano il viso. «Capisco Archie ma come ben sapete il nostro corpo ha bisogno di attenzione e cura. Il vostro è un nobile intento, a volte però, l’intento deve correre a doppio senso. Siamo molto complessi se cede l’anima, a sua volta, cede anche il corpo. Ricordatelo. Il corpo non è un involucro.» concluse mentre si alzava.

L’uomo sorrise e poggiò la testa sul cuscino con occhi chiusi «Come sempre avete più che ragione Catharine, questa volta ho esagerato»

Miss Book annuì «…starete meglio» concluse e si avviò verso la porta «Ci vediamo stasera!» sorrise e ammiccò

Ritornò al Cottage e concluse le ultime uova che vennero adagiate in tanti piccoli cesti. La sera arrivò ben presto. Fece un bagno caldo e si vestì. Aveva deciso di indossare un abito azzurro con merletti color panna sul davanti, un collo alto e un cammeo a chiudere il tutto, la gonna leggermente vaporosa e degli stivaletti chiari; abbinando al tutto un ombrello di pregiata fattura e dei guanti ricamati.

Mr George Hamilton, il vicino di Miss Book, arrivò poco dopo. Prudence, la nipote di Miss Book si era avviata, aveva deciso di prendere un pò d’aria per la sua ispirazione. I cesti erano stati portati a destinazione da Mr Mills.

«Buonasera cara Catharine» disse Mr Hamilton reclinando il capo e allungando la mano per farla salire sul calesse. «Come state? Vi vedo bene»

Lei sorrise e annuì «La primavera porta sempre gioia caro George, Voi?»

Lui sorrise e annuì spronando il cavallo «Io bene. A Beltory sono a casa.»

Arrivarono alla collina. Era tutto una festa. Ai piccoli ciliegi erano appese uova colorate e fiocchi. Un grande tavolo di quercia sostava al centro con tutti i dolci e nettari. Candele sciolte ovunque. Gli abitanti della contea parlavano e danzavano festosi. I cestini erano stati dati a ogni abitante. In lontananza Miss Book scorse il Dottor Archie Price, ancora debole ma seduto sotto un ciliegio, al suo fianco un cesto con delle uova e al loro interno dei piccoli bastoncini di liquirizia.

Pubblicato da Jane Rose Caruso

Mi piace fare tante cose, chi mi conosce lo sa. Mi fa sentire viva, allegra e felice. Amo alla follia essere impegnata a 360* come la terra, come la vita, che deve essere vissuta oltre ogni cosa. Mi piace correre, ridere e parlare. Immergermi in milioni di fogli, annusare i progetti che arrivano e far volare le idee. Far ridere chi sta con me e alleggerire i pensieri. #Wonderful E se qualcuno mi chiede se voglio fare qualcosa è un pò come se mi chiedesse ‘Vuoi vivere?’💓

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